La fibromialgia: una sindrome complessa, dolorosa e di difficile diagnosi

9 giugno 2016

La fibromialgia è considerata una sindrome di tipo infiammatorio caratterizzata da una varietà di sintomi inizialmente non tutti copresenti nello stesso paziente, ma che nel corso di 15-20 anni possono manifestarsi, peggiorando notevolmente la sua qualità di vita.

L’incidenza, solo in Italia, è intorno ai tre milioni di persone ed è una delle malattie reumatiche più diffuse.
Difficile è la diagnosi proprio per la molteplicità dei sintomi che possono portare il paziente a “perdere tempo” passando da uno specialista all’altro.
Quali possono essere questi sintomi che fanno parte del quadro fibromialgico?
Lo stesso termine fibromialgia significa “dolore del muscolo e delle strutture del connettivo” (legamenti e tendini), ma anche la fascia, presente in tutto il corpo, ne è interessata.

Il dolore si presenta diffuso, ma con punti particolarmente dolorosi detti trigger points, localizzati nelle seguenti nove zone bilaterali del corpo:
- Inserzione del muscolo trapezio a livello suboccipitale, all’emergenza del nervo di Arnold;
- All’altezza delle vertebre cervicali C5-C7;
- Nella spalla, sul margine superiore del muscolo trapezio;
- Sul gomito, all’epicondilo, a 2cm dall’inserzione ossea dell’avambraccio;
- Tra la scapola e le apofisi spinose delle vertebre dorsali;
- Sul fianco, a livello del gran trocantere;
- Sotto la clavicola, a livello intercostale, in un punto a 2 cm dallo sterno;
- Sul gluteo, vicino all’articolazione sacro-iliaca;
- Sul ginocchio, internamente, all’altezza del legamento crociato.

I punti dolenti potrebbero essere anche molti di più in caso di fibromialgia avanzata.

La stanchezza rappresenta  uno dei sintomi più evidenti: può essere presente già al mattino appena alzati, ma può addirittura indurre la persona a rimettersi a letto non essendo in grado di svolgere le abituali attività della vita quotidiana.
Il dolore, diffuso in tutto il corpo, anche a livello dell’epidermide, può essere associato a formicolii, bruciore e sensazioni di forte tensione che variano in rapporto alle condizioni ambientali, all’attività fisica, agli stimoli esterni.
L’ipersensibilità alla luce può essere un ulteriore sintomo presente, così come gli odori, i rumori, i farmaci, gli alimenti, l’inquinamento possono disturbare in modo eccessivo il fibromialgico, fino ad essere considerati come vere e proprie allergie, provocando prurito e bruciore agli occhi, con conseguente lacrimazione.

Disturbi della circolazione possono manifestarsi a livello cutaneo, soprattutto distalmente (mani e piedi), con un’ipersensibilità al freddo.
Il fenomeno definito bruxismo, che consiste nel digrignare i denti, soprattutto di notte, può essere presente, dando problemi all’articolazione temporo-mandibolare, così importante nell’equilibrio posturale; così come l’acufene, disturbo riguardante l’orecchio che si manifesta come una vibrazione o rumore continuo ed estremamente fastidioso, che può creare stress nel paziente. Anche disturbi dell’apparato gastroenterico, come colite, gastrite e l’alternanza di diarrea e stitichezza, possono essere legati ai mal di testa e alle vertigini del paziente fibromialgico.

La fibromialgia è quindi una condizione patologica molto complessa, che richiederebbe un approccio olistico da parte del medico: la diagnosi è clinica, poiché non è possibile averla tramite esami strumentali o test di laboratorio. Spesso il fibromialgico nei primi approcci medici viene definito ansioso e/o si sente dire che “sta somatizzando”. Questo non essere considerato credibile può aumentare sia la sua sensazione di impotenza sia la depressione che spesso troviamo latente, la quale si manifesta poi con il perdurare dei dolori e della stanchezza.

La terapia farmacologica si è dimostrata finora non sufficientemente efficace nell’affrontare questa condizione clinica. Una serie di farmaci (antiinfiammatori, cortisonici, ansiolitici, antidepressivi, miorilassanti ecc.) si sono rivelati mal tollerati e comunque efficaci solo per breve periodi.

Notevoli benefici invece sono derivati dal seguire una dieta priva di glutine, ricca di frutta e verdura e di alimenti dotati di proprietà antiossidanti: questi aiutano l’intestino a mantenere in equilibrio la flora batterica e a regolare i meccanismi antiinfiammatori, creando protezione contro gli agenti esterni.

La fisiochinesiterapia, attraverso tecniche di liberazione miofasciale, può aiutare nell’attenuazione dei sintomi, così come l’esercizio muscolare aerobico, ma è necessario prima ridurre il dolore miofasciale perché questo possa essere eseguito.
Recenti esperienze di pazienti che hanno compiuto un lavoro di stretching in acqua calda a 35°C, attraverso i dolci movimenti proposti dal Watsu e dall’Oba, hanno rivelato l’estrema efficacia di questi trattamenti nella diminuzione dei sintomi: in un caso si è anche assistito ad una completa remissione dei sintomi dopo un metodico lavoro acquatico di sostegno e sollecitazione dei meccanismi di autoguarigione. Il massaggio dell’acqua permetterà al paziente di sperimentare una piacevole sensazione di benessere e di non percepire il corpo unicamente come fonte di dolore. Anche l’esecuzione di tecniche di meditazione eseguite quotidianamente e con costanza può attenuare la sintomatologia dolorosa.

La consapevolezza da parte del paziente che l’insorgenza della malattia e la sua guarigione sono le facce di una stessa medaglia fornirà al medico la possibilità di accompagnare ad un successo terapeutico il paziente affetto da fibromialgia, seppur attraverso un percorso non sicuramente breve.

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