La tecnologia al servizio dei pazienti con amputazione di arto inferiore

27 luglio 2015

Negli ultimi anni sono in aumento i casi di amputazione di arto inferiore, ma quali sono le cause principali?

La percentuale più alta (80%) è dovuta ai disturbi della circolazione arteriosa:

  • arteriopatia obliterante
  • insufficienza venosa cronica
  • malattie infiammatorie dei vasi.

Le altre cause sono:

  • traumi da schiacciamento (incidenti stradali, sul lavoro,domestici)
  • traumi da arma da fuoco o belliche (mine antiuomo)
  • tumori maligni
  • neuromi
  • infezioni
  • malformazioni congenite
  • conseguenze di ferite

Malattie concomitanti spesso sono il diabete mellito e l’ipertensione arteriosa, fattori concomitanti sono il consumo di nicotina, il sovrappeso e l’età del paziente.

Il motivo per cui si arriva all’amputazione è fornire alla persona la possibilità di sopravvivere rispetto ad una grave patologia o ad un grave trauma, ma è la riabilitazione successiva all’intervento che avrà come scopo quello di ridare al paziente la massima autonomia con la ripresa della deambulazione e la ripresa di una buona qualità di vita.

Le fasi del trattamento riabilitativo sono:

  1. Ridurre al minimo l’immobilità iniziale del paziente.
    In questa fase l’uso di un materasso antidecubito, il cambio delle posture del paziente nel letto e la postura del moncone sono molto importanti per evitare ulcere e decubiti. Il moncone nell’amputato di coscia per esempio tende ad atteggiarsi in flessione d’anca e abduzione, le posture impediranno in questo caso retrazioni muscolo-tendinee rallentando e rendendo difficoltosa l’applicazione di una protesi.
  2. Superamento del trauma psicologico.
    Un’adeguata assistenza psicologica sarà utile per superare la disabilità acquisita.  L’utilizzo di tecniche quali il training autogeno e la visualizzazione aiuteranno il paziente  a migliorare il cosiddetto “dolore da arto fantasma”, un dolore di tipo neuropatico che può comparire subito dopo l’amputazione o anche dopo anni, che si manifesta in maniera acuta, pungente, bruciante o  crampiforme. La psicoterapeuta, attraverso un lavoro sulla percezione corporea, potrà agire sul miglioramento di questo doloroso effetto.
  3. Cura del moncone.
    Prevede la pulizia e la medicazione della ferita per consentire una rapida cicatrizzazione e l’applicazione di una benda elastica che riduca gli edemi. La benda elastica andrà applicata tutti i giorni nella modalità detta “a spina di pesce”  per poter dare e mantenere una vera e propria forma al moncone, preparandolo quindi all’applicazione della protesi. Il fisioterapista effettuerà sul moncone un linfodrenaggio, una tecnica di massaggio che, drenando i vasi linfatici, previene o riduce eventuali edemi.
  4. Rieducazione ai passaggi posturali e recupero della mobilità.
    Deambulatori e carrozzina saranno gli ausili da adottare nelle prime fasi della riabilitazione motoria vera e propria. Valutata da un fisioterapista la situazione muscolare degli arti, il paziente inizierà a utilizzare un deambulatore durante la deambulazione e utilizzerà negli spostamenti più lunghi una carrozzina dotata di un cuscino antidecubito in modo da alleggerire la pressione del bacino: l’uso di uno speciale cuscino a celle produrrà un massaggio sulla cute e sollecitazioni sui vasi linfatici con effetto drenante. La rieducazione al cammino con utilizzo della protesi prevede un allenamento con assistenza diretta del fisioterapista, in un primo tempo utilizzando le parallele con appoggio fisso e controllo visivo allo specchio, in un secondo tempo con l’utilizzo di un deambulatore o di bastoni canadesi, a seconda delle abilità e dell’età del paziente. Una volta raggiunto un buon equilibrio dal punto di vista dinamico il paziente potrà abbandonare gli ausili per deambulare in completa autonomia.
  5. Raggiungimento della completa autonomia.
    L’applicazione di una protesi sarà l’obiettivo per il raggiungimento di questa fase, ma,nel caso in cui non fosse possibile il suo utilizzo per vari motivi, esistono vari modelli di carrozzine elettriche per l’autonomia su lunghe distanze, carrozzine smontabili e trasportabili facilmente anche in automobile e utilizzabili in esterno.

Le spese sanitarie del paziente amputato riguardanti gli ausili sono coperte inizialmente dal Sistema Sanitario Nazionale. Parliamo di protesi che permettono al paziente di deambulare ma che non gli consentono, per le loro caratteristiche, di farlo su qualsiasi tipo di terreno o in particolari attività della vita quotidiana quali ad es. correre o nuotare. Nel caso in cui il paziente volesse poi utilizzare o necessitasse di una protesi a controllo elettronico del ginocchio o della caviglia adattabile a qualsiasi tipo di terreno, dovrà farsi carico personalmente dell’acquisto. Per quanto riguarda invece la fornitura di deambulatori e di carrozzine sarà lo stesso SSN a fornire informazioni riguardo agli ausili prescrivibili per ogni singolo caso.

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