Le Paralimpiadi sono un’opportunità per sfatare molti pregiudizi su sport e disabilità

28 ottobre 2016

Il successo delle recenti Paralimpiadi del Brasile ha mostrato a tutti in modo evidente come l’attività sportiva, in pazienti con disabilità motorie anche gravi, riesca a far realizzare imprese straordinarie nel superamento dei propri limiti fisici. Il primo importante evento per disabili fisici fu organizzato durante le Olimpiadi di Londra nel 1948, subito dopo i rispettivi Giochi Olimpici, da Sir Ludwig Guttmann allo Stoke Mandeville Hospital, un ospedale dove lo sport era usato per la riabilitazione di molti ex-soldati e civili con disabilità fisica sopravvissuti alla Seconda Guerra Mondiale.

Le categorie di disabilità in cui vengono suddivisi gli sportivi sono tre: invalidità sensoriali, disabilità fisiche, disabilità di apprendimento.

Nel 1924 a Parigi avvenne la prima manifestazione sportiva per i sordi ‘’I Giochi Silenziosi’’ che oggi sono conosciuti come ‘’Deaflympics’’. Eventi sportivi per disabili mentali furono organizzati da Eunice Kennedy Shriver, sorella del Presidente J.F.Kennedy, per la prima volta nel 1962: attualmente si chiamano Giochi Olimpici Speciali e si svolgono ogni due anni alternandosi tra la stagione estiva e quella invernale.

Durante le Paralimpiadi abbiamo osservato come alcuni atleti disabili abbiano potuto gareggiare solo attraverso l’uso di attrezzature, quali carrozzine e protesi, spesso modificate a seconda del tipo di prestazione effettuata dall’atleta e del tipo di limitazione fisica. Sono stati realizzati risultati impensabili fino a qualche tempo fa grazie a costanti allenamenti muscolari da parte degli atleti. Come i normodotati anche gli atleti disabili si spingono a sfidarsi in sports estremi: ogni anno in Florida si tengono i ‘’Giochi Estremi’’ dove le discipline previste sono motocross, mountain bike, surf e kayak.

La domanda di attività fisica da parte dei disabili è attualmente elevata anche perché i disabili in Italia sono 6 milioni, ma sono ancora pochi i centri fitness che possono offrire adeguati spazi e attrezzature per allenamenti sotto la guida di preparatori atletici; esistono comunque federazioni e associazioni che organizzano gare e corsi per favorire l’allenamento e la pratica sportiva degli atleti con disabilità.

Lo sport è motivo di prevenzione di patologie, di riabilitazione, di sviluppo della personalità, di aggregazione: lo sport è per tutti e tutti devono avere la possibilità di praticarlo. Attraverso la pratica sportiva il disabile non solo rafforza il sistema muscolo-scheletrico ma, migliorando la capacità di coordinazione, la percezione di sé e dello schema corporeo, anche la propria identità e autostima.

Recentemente il grande campione Alex Zanardi ha compiuto 50 anni e ha dimostrato come, dopo l’amputazione degli arti inferiori, abbia potuto realizzare ancora straordinari risultati in vari ambiti sportivi grazie ad un allenamento costante e ad una tecnologia che fornisce ausili sempre più sofisticati.
E’ quindi auspicabile che migliori ulteriormente l’atteggiamento generale verso i disabili, per una loro maggior integrazione negli sports e di conseguenza nella vita sociale.

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