Varicosi: una patologia che colpisce il 20/30% delle donne e il 10% degli uomini in Italia

26 febbraio 2016

I primi sintomi sono la pesantezza alle gambe, le caviglie gonfie, i formicolii e i capillari superficiali visibili: avvisaglie spesso disattese, più preoccupati per gli aspetti estetici che per i rischi patologici.
La varicosi o malattia varicosa, comunemente chiamate “vene varicose”, colpisce un’ampia fascia della popolazione italiana. Una patologia da non sottovalutare, che se gestita e affrontata in tempo, permette di ridurre il rischio di terapie farmacologiche o interventi chirurgici.

Le varici sono la manifestazione più evidente dell’insufficienza venosa cronica, che consiste in una riduzione del tono dei vasi venosi e in un non corretto funzionamento delle valvole che regolano la risalita del sangue verso il cuore, che provocano un reflusso sanguigno parziale nelle parti più basse delle gambe dove può ristagnare aumentando la pressione venosa.

Le avvisaglie di cui parlavamo sono indicatori di disturbi circolatori da non trascurare.
Esiste una predisposizione genetica allo sviluppo della patologia, ma è in ogni caso provato che un corretto stile di vita con attività fisica, una dieta equilibrata e mantenere il giusto peso forma, riducono il rischio di sviluppare questa malattia.

Ai primi sintomi conclamati e al primo stadio dell’insorgenza patologica è indicato l’utilizzo di apposte calze a compressione elastica graduata, accompagnate da farmaci flebotonici, quando prescritti dal medico, per bloccare lo sviluppo della malattia e scongiurare l’intervento chirurgico.

Nei casi avanzati e più gravi si interviene chirurgicamente con due metodi:

  • con laser o radiofrequenze nei casi meno gravi per varici più piccole. Si interviene in day hospital, con anestesia locale, inserendo piccole sonde nel vaso compromesso, che provocano, tramite calore, un’infiammazione del vaso e la sua occlusione. In questo modo il vaso compromesso viene escluso naturalmente dal circolo.
  • Nel caso le varici abbiano compromesso la grande safena, viene praticata una piccola incisione all’inguine e una seconda sotto il ginocchio o alla caviglia. Quindi una volta isolato il vaso viene inserita una sonda più voluminosa (stripper), la sua estrazione comporta l‘asportazione della vena compromessa. Anche questa seconda modalità di intervento prevede poche ore di ricovero e un decorso post ospedaliero di pochi giorni.

In ambedue i casi è indicato l’utilizzo di calze elastiche e una profilassi antitrombotica.

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