Le funzioni della spalla

La funzione normale del complesso della spalla richiede movimenti coordinati delle articolazioni sternoclaveare (SC), acromioclaveare (AC) e glenomerale (GO), nonché della scapolotoracica e dell’interfaccia tra la cuffia dei rotatori e il soprastante arco coracoacromiale.
Un’elevazione del braccio efficace richiede un minimo di 30-40° di elevazione della clavicola e almeno 45-60° di rotazione della scapola. Il movimento di queste articolazioni si sviluppa grazie all’interazione di circa 30 muscoli. Modificazioni patologiche di una qualsiasi parte di questo complesso possono alterare la biomeccanica normale della spalla. Obiettivo primario del complesso della spalla è quello di posizionare la mano nello spazio per le attività della vita quotidiana. In secondo luogo, durante le attività sportive “da sopra il capo”, come nel lancio della palla da baseball e nel servizio al tennis, la spalla agisce come “l’imbuto” attraverso il quale le forze che provengono dai muscoli più grossi e più forti degli arti inferiori e del tronco passano ai muscoli del braccio, dell’avambraccio e della mano, coinvolti in schemi motori più fini. L’abilità nell’eseguire efficacemente questi schemi viene dalla mobilità e dalla stabilità proprie della GO.
La configurazione ossea consente alla GO movimenti senza restrizioni. Una testa dell’omero ampia che si articola con una cavità glenoide piccola consente movimenti estremi a spese della stabilità che si nota in altre articolazioni.
Analogamente, la scapola è molto mobile sulla parete toracica. Ciò le consente di seguire adeguatamente la glenoide evitando il conflitto dell’omero con l’acromion. La stabilità ossea della GO è accentuata dal cercine fibrocartilagineo, che funziona ampliando e approfondendo la cavità mentre aumenta la congruenza delle superfici articolari. Tuttavia, la maggior parte della stabilità della spalla è assicurata dai tessuti molli che la incrociano.
I legamenti e la capsula agiscono come stabilizzatori statici e funzionano per limitare le traslazioni e le rotazioni della testa dell’omero nella glenoide. È stato dimostrato che il legamento glenomerale superiore offre stabilità contro la traslazione in avanti con l’arto in rotazione esterna e abduzione
a meno di 90°. Il legamento glenomerale inferiore è lo stabilizzatore anteriore più importante con la spalla a 90° di abduzione e in rotazione esterna, la posizione meno stabile della spalla.
Ai muscoli spetta il compito di stabilizzatori dinamici della GO, offrendo stabilità in molti modi diversi. Con la loro contrazione forniscono un’aumentata rigidità capsulolegamentosa, che aumenta la stabilità articolare inoltre costituiscono le componenti delle coppie di forza che controllano la posizione della scapola e dell’omero, dirigendo in modo adeguato le forze che attraversano la GO.
La scapola offre una solida base da cui partono tutti i movimenti della spalla e un suo posizionamento corretto è indispensabile perché il movimento della GO sia efficiente e potente. Un allineamento o un movimento anormale della scapola, la discinesia della scapolotoracica, può portare a segni clinici consistenti con instabilità e/o sindrome da conflitto. Il rinforzo degli stabilizzatori della scapola è una componente importante del protocollo di riabilitazione dopo qualsiasi lesione della spalla ed è essenziale per un recupero funzionale completo.

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