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La cura del paziente allettato: prevenzione dei danni terziari.

Assistiamo negli ultimi anni ad un aumento delle patologie che obbligano i pazienti a rimanere allettati anche per lunghi periodi. Traumi per incidenti stradali, malattie cardio-vascolari e degenerative, patologie neurologiche, interventi chirurgici di un certo rilievo sono spesso causa di un allettamento prolungato. Cosa può succedere? Il mantenimento di posture non corrette in pazienti che vedono limitati i  propri movimenti può provocare danni che rallentano il processo riabilitativo. Quali sono questi danni?

  • Piaghe da decubito
  • Retrazioni muscolo-tendinee, limitazioni articolari, alterazioni del tono muscolare, edemi
  • Ristagno di secrezioni a livello bronchiale
  • Disfagia

Le zone più interessate alle piaghe da decubito sono la zona sacrale e i talloni, ma in realtà anche altre zone possono subire pressioni lesive  per la cute: per es. le orecchie appoggiate al cuscino o le ginocchia nel contatto tra loro. Per proteggere la cute del paziente da irritazioni cutanee e piaghe da decubito indispensabile è l’uso di un materasso antidecubito dotato di un compressore ad aria, associato poi all’uso di cuscini e ausili di prevenzione in materiale antidecubito, in fibra cava siliconata o materiale sintetico che, applicate ai talloni ad esempio, proteggono da lesioni cutanee; così come rialzi stabilizzatori per piedi e gamba, che permettono al piede di muoversi senza che il tallone appoggi direttamente sul letto, sono di estrema utilità.

Le posture, che consistono nel corretto posizionamento dei vari segmenti del corpo, consentono di contenere la comparsa di aumenti del tono a livello dei vari gruppi muscolari (spasticità) ed hanno un’azione stimolante per il mantenimento della massa muscolare. Le retrazioni muscolo-tendinee, le limitazioni articolari e gli edemi si verificano come conseguenza di mancanza di movimento e di allungamento, soprattutto a livello dei quattro arti.

Il ristagno delle secrezioni bronchiali è causato dall’ immobilità e dalla posizione supina del corpo.

La disfagia è la difficoltà a deglutire.

Cosa mettere in atto per la prevenzione di questi danni?

La postura supina del paziente va alternata a rotazioni sui fianchi ogni 2/3 ore circa, o comunque cambiata più volte nell’arco della giornata, per evitare compressioni prolungate sulle stesse zone ed eventuali retrazioni muscolo-tendinee, non provocando comunque mai dolore per evitare contrazioni riflesse di difesa.

L’igiene accurata del paziente andrà eseguita quotidianamente per mantenere la cute pulita e asciutta, per prevenire così lesioni cutanee e infezioni che potrebbero degenerare in ulcere o piaghe da decubito.

L’alimentazione andrà curata in modo particolare,sia per garantire un buon apporto nutrizionale, sia per ciò che riguarda la postura durante il pasto in modo da evitare eventuali disturbi dovuti a disfagia. Conseguenze gravi della disfagia sono la malnutrizione, la disidratazione, la penetrazione o l’ aspirazione di cibo nelle vie aeree, che può comportare una polmonite cosiddetta   ‘’ab ingestis’’. Appare quindi importante che si possa mettere il paziente seduto nel letto,  sia durante i pasti sia nell’arco della giornata, per migliorare la funzione respiratoria  limitando il ristagno delle secrezioni, spesso inevitabili in un paziente allettato.

La possibilità di avere un letto dotato di sponde laterali scorrevoli e di dispositivo di alzata elettrico per spalliera e pediera, ci permetterà di posizionare il paziente seduto e di sollevare gli arti inferiori, in caso di edema.

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